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Il "Furlan Witch Project" di Lorenzo Bianchini. Ovvero: di come anche in Italia si possano adottare nuovi modelli di produzione cinematografica

to be published in What's Next? - A St. Michael's College Symposium. Francesco Guardiani ed. Ottawa: Legas 2009.

Negli ultimi 10-15 anni la struttura centralizzata dell’industria cinematografica italiana, tradizionalmente incentrata su Cinecittà, si è andata sempre più riducendo per dimensioni ed importanza. Nascono nuovi centri, si gira a Milano, Padova, Terni, Udine, e la vecchia Torino, culla del Cinema muto italiano, rinasce come città dinamica, ricca di strutture logistiche avanzate e di nuove idee. Nascono le Film Commissions regionali, strutture di sostegno e promozione che contribuiscono all’allargamento e all’affermazione del fenomeno. I mutamenti nel campo produttivo portano rapidamente a rilevanti mutamenti anche nelle strutture narrative e stilistiche dei film, persino nel più esteso e variato uso dei dialetti e degli italiani regionali. A sostegno del quadro sopradescritto può essere portato un esempio emblematico: l’evoluzione del genere horror, attraverso due film di Lorenzo Bianchini (Lidris cuadrade di tre, 2001 e Custodes Bestiae, 2006) girati in Friuli, prodotti a bassissimo budget con il sostegno della Regione e parlati in dialetto friulano. Bianchini crea un vero e proprio”Furlan Witch Project”, riprendendo in maniera originale anche lo stile del più famoso precedente (The Blair Witch Project, 1999). Si tratta di film basati più sulle atmosfere, su strane sparizioni e allusioni, che sul tradizionale “gore” dell’horror italiano degli ultimi anni. La provincia viene vista come luogo dove vengono nascosti segreti terribili e, nonostante il precedente de La casa dalle finestre che ridono (Pupi Avati, 1976), si tratta di un approccio dalla grande originalità e dalle molteplici potenzialità che, forse, sta ad indicare la via per un rinnovamento dell’idea stessa di produzione audiovisiva.

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